I nuovi assetti politici del centrodestra italiano

Il caos domina nello spazio politico che fu del centrodestra italiano. Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni.

Oltre le note vicende di stretta attualità, relative alla bagarre delle candidature plurime a Roma e Milano, la querelle in atto pare avere una natura più profonda ed interessare, invece, la capacità degli attuali partiti politici della “droite” di rappresentare quella parte consistente dell’elettorato italiano tradizionalmente vicina a determinati valori.

Esauritosi da tempo il consenso popolare di Silvio Berlusconi, in verità l’unico leader ad essere stato capace di tenere serrate le fila dell’intero schieramento nel senso più ampio possibile, le forze interne della disgregazione hanno dissolto ciò che era stato costruito, lasciando al suolo non soltanto le macerie di un elettorato senza più un attore protagonista, ma un vuoto pneumatico di idee, di programmi, di progettualità futura.

In altri termini, come sempre accaduto, la caduta in disgrazia del re ha generato un periodo di transizione i cui effetti sono spesso imprevedibili e non sempre immediatamente visibili.

Siamo franchi. Se i leaders del centrodestra della c.d. seconda Repubblica, con Berlusconi nel ruolo di primus inter pares, erano stati in grado soprattutto di smussare le spigolosità delle proprie aree di riferimento, oggi, dopo Gianfranco Fini ed Umberto Bossi, gli attuali esponenti della destra postfascista, Giorgia Meloni, e della Lega, Matteo Salvini, sembrano incamminati esattamente nella direzione opposta, vale a dire, cavalcare le onde imponenti ma pericolose  del populismo e dell’estremismo.

Per tali ragioni, proprio mentre nelle Segreterie partitiche cittadine di molti Comuni italiani, in vista dell’appuntamento elettorale per il rinnovo delle cariche amministrative, si sta consumando una lotta alla candidatura all’ultimo sangue, in una visione più ampia, invece, non può non constatarsi il definitivo tramonto del concetto stesso di centrodestra italiano.

Ciò detto, però, è anche necessario allargare gli orizzonti visivi ed osservare se vi siano altre forze in movimento. A dire il vero, la nostra analisi pare suggerirci di si.

Stiamo assistendo, infatti, alla nascita di nuovi movimenti, nuovi laboratori di idee, nuove aggregazioni, fondati certamente su solidi principi liberali, ma capaci, ad un tempo, di fornire al nostro Paese una prospettiva più moderna e di mettere in moto gli spiriti maggiormente intraprendenti della società.

Movimenti Politici come “FARE”, riconducibile all’attuale Sindaco di Verona, Flavio Tosi, “ITALIA UNICA”, laboratorio di idee animato da Corrado Passera, esponente di spicco della grande finanza nazionale ed internazionale, nonché, ex Ministro del Governo Monti; ed ancora, uomini politici come l’Onorevole Gaetano Quagliariello, Presidente onorario, altresì, della “Fondazione Magna Carta”, think – tank di formazione e ricerca di ispirazione liberale, o celebri imprenditori come Diego Della Valle; costoro appaiono tutti accomunati dal medesimo disegno: uscire dal pantano politico del defunto centrodestra italiano e ripensare ad una stretta alleanza tra i c.d. moderati.

L’Italia ha bisogno di una visione diversa, ha bisogno nuovamente dell’apporto decisivo della sapienza della moderazione e di relegare ai margini dell’arco costituzionale le ali estremiste e populiste, di riconquistare il proprio giusto ruolo in Europa e nel mondo; e la ricostruzione non può che partire da quella parte di popolo che si mette in gioco, che rischia, che opera, che produce, che immagina un futuro possibile che va guadagnato con sacrificio. L’Italia ce la farà.