Le testimonianze delle prime donne al voto nel 1946

Il 10 marzo del 1946 le italiane risposero agli appelli elettorali e i risultati smentirono immediatamente lo scetticismo che aveva preceduto l’appuntamento alle urne: l’89,2% degli aventi diritto si recò alle urne.

Con una naturalezza disarmante la popolazione femminile parve considerare in maniera del tutto ovvia la partecipazione attiva alla vita politica italiana.

In un atto dai molteplici valori – sociologico, politico, storico, culturale – tutte avvertirono la rilevanza di quel primo segno apposto sulla scheda nel segreto dell’urna.

A 70 anni da quella data, attraverso le loro dichiarazioni, si riesce ancora a cogliere l’epocalità di quella giornata:

Nilde Iotti, primo Presidente donna della Camera dei Deputati: «Meno di un anno è passato dalle prime elezioni democratiche in Italia; meno di un anno dal giorno in cui le donne italiane sono uscite dall’intimità delle case per recarsi a compiere, per la prima volta nella storia del nostro Paese, il loro dovere di cittadine. Erano un po’ emozionate quel giorno; sentivano tutta l’importanza del loro atto e la responsabilità che da esso derivava. Sentivano la gioia di essere finalmente libere, come italiane e come donne, e quella scheda su cui mani incerte o sicure tracciavano una croce, era per loro un simbolo di democrazia, di libertà e di aspirazione finalmente realizzate»

Nadia Spano, membro dell’assemblea costituente italiana e deputato del Partito comunista italiano: «Il giorno delle elezioni fu un po’ particolare per me: compivo trent’anni. Velio [Spano, il marito, dirigente del Pci] che votava in Sardegna mi mandò addirittura due telegrammi di auguri. Come me, molte donne che hanno partecipato a quel primo voto ricordano l’emozione provata. Non è retorica: tutte sentivamo di compiere per la prima volta un atto che avrebbe aperto un’epoca nuova. le donne si pigiavano pazienti di fronte ai seggi elettorali, compilavano le loro schede senza fretta, poi uscivano dalla cabina con il viso soddisfatto di chi ha compiuto il proprio dovere. Per conto mio non pensavo alla mia candidatura, ma consideravo le votazioni come la conferma di un grande passo in avanti per le donne.»

Elena Giandrini, sarta della provincia di Pavia: «Ho sentito un’emozione forte, perché era la prima volta che le donne votavano, e a dire il vero è stata un’emozione l’idea di andare al seggio, mi sembrava anche di avere paura, ecco, diciamo così, di sbagliarmi, so che ero molto anche contenta di votare, perché pensavo che il voto contasse, mi sono fatta persino il vestito nuovo quel giorno, per essere tutta in ordine. L’emozione è stata forte, anche perché avevo paura di sbagliare, tant’è che quando stavo per uscire dalla cabina sono ritornata dentro per vedere e controllare se veramente avevo fatto giusto».