Parte la campagna #socialmuseum anche in Italia

Riportare gli italiani all’interno dei musei attraverso un filtro privilegiato come quello dei social. Questo è quanto è emerso dal rapporto Civita #socialmuseum, secondo cui l’uso dei social network “non costituisce ancora, per i nostri musei, un obiettivo strategico e rilevante”. Un dato oggettivamente negativo, che però potrebbe trovare ripresa nel prossimo triennio anche grazie alla creazione di nuove figure professionali ad hoc: “abbiamo un ritardo da recuperare – ha commentato il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini – ma la riforma del ministero, con l’autonomia dei musei e i direttori che vengono da esperienze internazionali, punta esattamente a colmare questo ritardo”.

 Il gap tra la sfera culturale e l’universo 2.0 preoccupa ma, se raffrontato con la media nazionale per l’utilizzo di internet, non lascia pensare a una catastrofe: sono circa 9 milioni difatti gli italiani che utilizzano i social network per connettersi ai musei e alle istituzioni culturali.

Nei prossimi anni, secondo quanto confermato dal rappresentante del dicastero per le attività culturali, ci ritroveremo a fruire sempre maggiormente di servizi aggiuntivi resi disponibili da parte degli stessi enti museali. Un balzo in avanti sostanziale, che in pochissimo tempo potrebbe permettere di acquisire e diffondere contenuti, divertirsi con gli aspetti più creativi e ottenere informazioni sempre più dettagliate sulle prenotazioni e l’acquisto dei biglietti.