Un’altra Europa dei popoli è possibile. Parola di Mehreen Khan

Per lo più snobbato dai maggiori media nazionali, l’articolo recentemente apparso sul Telegraph, a firma Mehreen Khan, sta continuando a scuotere il dibattito tra i giornalisti economici e gli addetti ai lavori.

Il giornalista inglese del prestigioso quotidiano, infatti, ha ripreso le parole pronunciate da Lord Mervyn King, ex Governatore della Banca Centrale d’Inghilterra, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “The End of Alchemy“ (La fine dell’Alchimia), secondo cui la situazione di depressione in cui si ritrova la Zona Euro rappresenta il risultato di scelte politico – economiche dettate dalle elite europee.

L’importanza della fonte ed il contenuto riportato, impongono certamente una breve riflessione da parte nostra.

Ovviamente, pur non prescindendo dalla bontà del merito, non può tralasciarsi la considerazione che in Inghilterra da tempo spira il vento dell’uscita dall’Unione Europea, il cosiddetto brexit, che culminerà con la consultazione referendaria del prossimo mese di giugno.

E’ altrettanto ovvio, poi, che i rapporti tra alcuni membri dell’Unione e gli Stati Uniti d’America non siano mai stati così distanti, se non ritornando con la mente al tempo del secondo conflitto mondiale.

Ciò detto, però, la nostra attenzione deve ora rivolgersi al merito delle considerazioni di Lord King, al fatto che un’altra economia sia possibile e che sia avvertito sempre con maggiore necessità il bisogno di  ritornare ai principi guida delle Carte Costituzionali democratiche europee.

L’esito positivo di un compiuto progetto di unificazione, riposa essenzialmente in ciò.

In verità, che la politica fondata sul presunto assioma “TINA” (There is no alternative – Non c’è alternativa), mediante il quale sono state imposte ai Paesi periferici della Zona Euro le note misure draconiane, fosse soltanto una scelta tra le altre, non pare potersi più dubitare.

Ad affermarlo, però, oggi, è un addetto ai lavori di altissimo profilo, colui che alla guida della Bank of England ha dovuto affrontare la peggiore crisi economica che il mondo ricordi dal collasso del ’29.

Oltre la questione del cosiddetto Brexit, poi, i popoli europei percepiscono che nel continente sono in atto forze disgreganti capaci di divaricare ulteriormente i confini non solo geografici tra i Paesi.

Il Trattato di Schengen, come a tutti noto, pur tra le rassicurazioni generali, è allo stato degli atti poco più che carta straccia.

L’unico pensiero che ci consola è dato dal fatto che, dopo ogni distruzione, inizia la fase della  ricostruzione che mette in moto gli spiriti maggiormente coraggiosi, creativi, altruisti.

Siamo in attesa di un cenno da parte dei governanti europei, confortati dalla constatazione che cresce giorno dopo giorno la consapevolezza collettiva nei valori fondanti degli Stati Nazionali, valori fondanti che devono necessariamente essere poi trasfusi nelle future Carte della Comunità continentale, abbandonando definitivamente quel sentiero tracciato da un’idea economica di stampo ottocentesco, vecchia, portatrice di morte e distruzione.

Quando si comincerà a ricostruire?